Il Rif marocchino non ha smesso di agitarsi Il Rif marocchino non ha smesso di agitarsi
«Non esistono compromessi nella rivendicazione della libertà » AbdelKerim EL khettabi. Sono passati poco più di sei mesi da quando Mohcine Fekri, venditore ambulante di... Il Rif marocchino non ha smesso di agitarsi

«Non esistono compromessi nella rivendicazione della libertà »

AbdelKerim EL khettabi.

Sono passati poco più di sei mesi da quando Mohcine Fekri, venditore ambulante di pesce, è morto accidentalmente in un compattatore della spazzatura, cercando di salvare la sua merce confiscata dalla polizia.

Da allora, El Hoceima la capitale del Rif marocchino, non ha smesso di “agitarsi”, trasformandosi nel fulcro di una mobilitazione che non annuncia di attenuarsi. E quella che era una richiesta di far luce su una morte atroce, si è trasformata in una palla di neve che scendendo a valle si è sempre ingrandita, fino ad arrivare il 18 maggio scorso ad un grande sciopero generale e ad una manifestazione che ha riunito decina di migliaia di manifestanti

La mobilitazione questa volta ha anche un volto che la incarna: Nasser El Zefzafi, giovane militante del Rif che ha saputo incentrare attorno a sé le aspirazioni della gente della sua regione, diventando il portavoce della protesta.

Le rivendicazioni che i rifi portano avanti sono in parte quelle di tutti i marocchini: dignità, maggiori investimenti pubblici nella sanità (la zona registra tasse di malattie tumorali superiori a tutto il resto del Marocco) nell’educazione e nella creazione di posto di lavoro. Tuttavia il Rif, con la sua storia travagliata, il suo tessuto etnico, le sue peculiarità culturali geografiche e storiche, costituisce una cassa di risonanza che fa in modo che delle semplici rivendicazioni sociali ed economiche si immischiano con il rischio, d’altronde paventato dal Makhzen, di una deriva separatista.

D’altronde è proprio nel Rif che il condottiero Abdelkrim El Khettabi nel 1921 proclamò “La Repubblica confederata delle tribù del Rif”. Ed è da questo retaggio e legittimità storiche che il leader attuale della protesta El Zafzafi attinge a piene mani, poiché El Zafzafi non è altro che il nipote dell’ex ministro degli Interni di Abdelkrim.

Le autorità marocchine a lungo hanno continuato il braccio di ferro, optando per un approccio securitario e minimizzando la portata della mobilitazione.  A più riprese le forze dell’ordine sono intervenute con vigore per sgomberare i manifestanti, come è successo a gennaio scorso, procedendo ad arresti e dispiegando un numero ingente di militari e di polizia antisommossa. E in un tentativo di screditare le rivendicazioni dei manifestanti hanno sbandierato l’accusa di separatismo.  Mentre Nasser El Zafzafi viene accusato di essere al soldo di paesi nemici e di agire secondo un’agenda indipendentista.

Il giovane militante mostra altrettanto intransigenza; nei suoi discorsi dai toni rivoluzionari ha respinto la mediazione offerta da alcune associazioni delle società civile, e non perde occasioni per criticare pesantemente tutti i partiti politici, smarcandosi da ogni appartenenza partitica o politica e insistendo sul carattere popolare e spontaneo della mobilitazione. 

La manifestazione di giovedì scorso che aveva l’intento tra l’altro di rispondere alle accuse di separatismo, è passata senza incidenti, forte anche dell’appoggio di altre città marocchine, e del sostegno della comunità dei rifi all’estero. Grande zona d’emigrazione verso il Belgio, l’Olanda e la Germania, i rifi hanno sempre mantenuto un sentimento di appartenenza alla loro regione e alla loro identità linguistica e culturale di gran lungo superiore del resto dei marocchini residenti all’estero. 

Il Tarifit rimane la prima lingua parlata nella zona e fra i rifi residenti all’estero, e gli sforzi di inclusione economica, culturale e sociale di questa regione all’estremo Nord Est del Marocco sono sempre rimasti insufficienti e infruttuosi. 

La stampa marocchina ha svelato che il Re Mohammed VI ha seguito di persona la manifestazione del 18 maggio sorvolando Al Hoceima a bordo di un elicottero militare, e annunciando una prossima visita alla regione durante il periodo di Ramadan.

Oramai, dopo che autorità pubbliche e governo – nonostante le diverse visite di esponenti dell’esecutivo nella zona – si sono mostrati incapaci di trovare delle soluzioni o di piegare la fermezza dei manifestanti, solo, forse, un intervento del Re potrebbe riportare la zona alla normalità.

D’altronde il Re sa molto bene che il Rif ha sempre covato un sentimento di ingiustizia e di risentimento nei confronti della monarchia, non solo per quel passato Repubblicano seppur breve, ma anche per l’ostilità e la diffidenza mostrata da Hassan II nei confronti dei rifi. Ricordiamo che in 37 anni di regno, Hassan II non ha mai effettuato una visita officiale a quella zona.

In tutto ciò i partiti politici di maggioranza o di opposizione, le associazioni di società civile e i sindacati hanno mostrato di essere oramai superati. Ed è forse questo il più grande errore che il Makhzen ha commesso, logorando i partiti politici. Perché se nel 2011 il sistema marocchino ha potuto superare indenne quei venti furiosi della primavera araba, grazie anche alla possibilità di individuare degli interlocutori fra i partiti politici, Il PJD in testa. Ora il panorama politico sembra sgombero da ogni referente autorevole e legittimato dal popolo rifi. 

In questo contesto la situazione rimane molto tesa, El Zafzafi ha annunciato un’altra manifestazione per il 20 luglio prossimo, affermando che la mobilitazione non smetterà fino alla realizzazione di tutte le rivendicazioni.

Mohammed VI cercherà di giocare d’anticipo, tagliando la strada ad una popolarità sempre più crescente del giovane leader del Rif, e forse terrà ben presente il monito mai superato di AbdelKerim EL khettabi:

« Il Rif non ammette che lo si tratti con malevolenza, il Rif ha il suo amore proprio e la sua fede »

Di Rabii El Gamrani  

Rabii El Gamrani

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