Sarà El Othmani l’uomo giusto? Sarà El Othmani l’uomo giusto?
Saad Eddine El Othmani è l’uomo giusto per formare il nuovo governo, in panchina da cinque mesi dopo il risultato delle elezioni. Un fallimento... Sarà El Othmani l’uomo giusto?

Saad Eddine El Othmani è l’uomo giusto per formare il nuovo governo, in panchina da cinque mesi dopo il risultato delle elezioni. Un fallimento da parte del precedente leader del Pjd, Benkirane, nel trovare un compromesso con altri partiti per una maggioranza governativa.
Ma se i cinque mesi sono stati un tempo record e inedito per la monarchia marocchina, è altrettanto significativa l’accelerazione – e ancora per mano del monarca marocchino Mohammed VI – a neanche 48 ore dall’incontro con Benkirane, dove lo informava di cedere il passo a un’altra figura nel Pjd.

Ora è tempo di una figura, certamente diversa e di rottura. Saad Eddine El Othmani, classe 56, nato a Inezgane nel Sous berbero marocchino è da sempre il numero due nel Pjd, e provando a girare pagina con lui in prima linea, si vorrebbe rispecchiare un animo più rassicurante nel partito islamista. Di certo, lui più discreto nei modi, è lontano dal carattere dirompente di Benkirane. Psichiatra di formazione ma con studi islamici non indifferenti alle spalle grazie al padre erudita, El Othmani è stato ex Ministro degli Esteri e della Cooperazione per un anno e mezzo nel governo di Benkirane1. Fa parte di quella generazione che ha visto il carcere sotto Hassan II ma che oggi crede nel cambiamento avviato dal monarca Mohammed VI. Il futuro primo ministro marocchino viene presentato dal suo entourage come un uomo colto e dalle idee liberali all’interno del Pjd.

Senza attendere la decisione delle consultazioni interne al Pjd, che lo stesso Benkirane aveva avanzato, dandosi tempo fino a sabato per presentare un nuovo nome, il Re ha anticipato anche questa volta l’ormai ex Primo ministro del partito islamista moderato Pjd, nominando lui stesso la figura più rappresentativa per avviare la macchina governativa. Da una parte, un segnale di rottura inequivocabile verso il carismatico Benkirane che conferma in definitiva quelle che sembravano solo voci su un rapporto ormai tiepido. Dall’altra, il rafforzamento senza ambiguità di un messaggio che si vuole trasmettere nella sua chiarezza e con i fatti: la monarchia ha la parola finale sui destini del paese, se qualcuno se ne fosse dimenticato.

Perché in Marocco il vero potere non è tra le mani del Primo ministro ma del Palazzo. Il governo dispone di un margine di manovra ancora limitato sulla base delle prerogative reali. Una realtà non contestata dai numerosi partiti e nemmeno dal Pjd che la utilizza come miglior argomento per vendersi.

Suonano oggi come una previsione, le dichiarazioni rilasciate a l’Express nel 2006 da parte di Lahcen Daoudi altra figura del Pjd, a quando diceva che la monarchia è una “garanzia”. Mentre Mohamed Darif professore di scienze politiche e specializzato dei movimenti islamisti anticipava i tempi sempre su Express dieci anni fa: «La nomina di Saad Eddine El Othmani come Primo ministro permetterebbe al Re di dare credibilità senza rischi al processo democratico».

Siamo al 2017 e ci siamo arrivati al pronostico. Ora staremo a vedere, perché prima bisogna riuscire nell’impresa fallita da Benkirane: trovare un compromesso con gli altri partiti e far partire la macchina governativa, anche perché la questione nazionale, con il Sahara sempre sul filo é una resa dei conti sempre più vicina, spinge più che mai a un governo di unità nazionale. El Othmani deve essere per forza l’uomo giusto.

di Karima Moual

Karima Moual

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