Leila Alaoui, “Je te pardonne” alla Galleria Continua Leila Alaoui, “Je te pardonne” alla Galleria Continua
La Galleria Continua di San Gimignano ospita dal 18 Febbraio al 23 aprile la personale postuma di Leila Alaoui, fotografa e video artist franco-... Leila Alaoui, “Je te pardonne” alla Galleria Continua

La Galleria Continua di San Gimignano ospita dal 18 Febbraio al 23 aprile la personale postuma di Leila Alaoui, fotografa e video artist franco- marocchina.

La mostra presenta un insieme di scatti fotografici provenienti da varie serie di lavori dell’artista, realizzati in diversi paesi del mondo: “Les marocains” realizzato in giro per il Marocco, “Crossing” sui migranti illegali, “No Pasara” sui Harraga” (i migranti clandestini magrebini) e “Natreen” che racconta l’attesa dei palestinesi nei campi profughi in Libano.
Poco più che trentenne, Leila Allaoui è rimasta uccisa l’anno scorso nell’attentato terroristico a Ouagadougou, dove stava lavorando su un un progetto fotografico con Amnesty International.

La mostra si apre con un testo: “Je te pardonne” scritto dalla sorella Yasmine, che immagina quello che Leila avrebbe potuto dire al suo assassino: “Vorrei dire a te, a te che mi hai uccisa: ti perdono, perché tu non ti rendi conto della gravità del tuo crimine. Tu non hai alcuna idea dei danni mostruosi che hai causato, delle tante esistenze che hai devastato, degli abissi di dolore scavati all’infinito. Ti perdono perché tu sei vittima quanto me. E forse ancora di più perché, contrariamente a te, io sapevo esattamente dove mettevo piedi, conoscevo i rischi a cui andavo incontro, ma tra gli appassionati della mie specie ci si convince sempre che ci riuscirà ancora una volta a passare fra le maglie delle sfortuna. Questa volta non è andata così”.

La lettera riassume tutta l’umanità di Leila Alaoui, un’artista impegnata che percepiva la fotografia come strumento di denuncia, e mezzo per raccontare le storie e cambiare la realtà. Gli scatti di Alaoui, oltre a l’estetica e la tecnica, hanno il pregio di esaltare la bellezza anche laddove c’è desolazione, di captare la dignità anche quando è la miseria a farla da padrone. Un gioco dei contrasti, uno specchio degli ossimori, che Leila sapeva costruire. Alaoui prima di scattare ci teneva a conoscere la storia dei suoi personaggi, non erano dei modelli, ma persone, e lei non era una ladra di anime. Ad ogni scatto sono due storie le che si incrociano, quella di Leila e quella delle persone ritratte. Di fatto due gigantografie della serie “Natreen” (Aspettando), mettono in mostra una bambina e un anziano, nelle pupille dei due si vede bene la silhouette di Leila Alaoui mentre scatta loro la foto. Così Leila diventa parte dei suoi personaggi, un’impronta indelebile, una doppia testimonianza. “Era la mia ora, venuta un po’ troppo presto, perché non avevo finito ancora il mio lavoro. Avevo altre battaglie da combattere, dei paraocchi da strappare, delle coscienze da perturbare” così Yasmine fa dire alla sorella.

Gli scatti di “Crossing” – progetto realizzato fra i migranti subsahariani che dalle coste del Marocco sperano di attraversare il Mediterraneo – sono pugni al cuore e delizia per l’occhio. I ritratti sono quelli di giovani africani i cui corpi portano delle ferite cicatrizzate, volti sfregiati e petti bruciacchiati. Tuttavia ad emergere non né la violenza né la bruttezza, ma il vigore e la dignità che quei corpi e volti esprimono.

“Les marocains” ritrae i differenti identità del Marocco, di genere e di etnia: donne e uomini nei loro abiti tradizionali dal Nord, al Sud, dal Sahara e alle montagne, ritratti colorati e variopinti che racconta il patchwork marocchino.

“No Pasara” invece è il ritratto della gioventù marocchina che sogna di fuggire il paese per “l’eldorado” europeo, e sono scatti che riflettono per le loro atmosfere questa visione onirica e illusoria che è il sogno europeo: “La mafia che vendeva loro Parigi, Madrid, Milano o Brussel è la stessa che ti ha venduto il paradiso con le sue settantadue vergini, i suoi fiumi di vino, il suo miele che cola dagli alberi. Le parole cambiano, ma le mafie restano le stesse che si dicono religiose o no”.

 

Leila Alaoui, strappata precocemente alla vita, era un vero talento che si stava affermando nel panorama della fotografia, i suoi familiari per mantenere la sua memoria viva hanno fondato la “ Fondazione Leila Alaoui” che promuove i suoi lavori e progetti non conclusi.
Alcune fotografie esposte alla Galleria Continua sono inedite, e sono state recuperate dall’archivio digitale che ha lasciato, e che contiene ancora centinaia di scatti inediti. Leila Alaoui era una raccoglitrice instancabile di storie e di umanità, una sensibilità che la sorella Yasmine esprime anche nei confronti dell’assassino: “Tu che mi hai ucciso, avrei voluto conoscere il tuo nome, la tua storia.”

Rabii El Gamrani

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