Governo marocchino? Aspettando Godot Governo marocchino? Aspettando Godot
Aspettando Godot? Questa parabola teatrale sembra eloquente nel caso del Marocco, dopo più di 4 mesi dalle elezioni del 7 ottobre 2016 e l’incarico... Governo marocchino? Aspettando Godot

Aspettando Godot?
Questa parabola teatrale sembra eloquente nel caso del Marocco, dopo più di 4 mesi dalle elezioni del 7 ottobre 2016 e l’incarico dato al capo del PJD Abdelillah Benkirane, nessuna maggioranza è all’orizzonte.
Ma ricordiamo i fatti: 4 mesi fa il PJD è uscito vincente con 125 seggi, pochi giorni dopo Muhammad VI, in ottemperanza con la costituzione, lo incarica per comporre una maggioranza e costituire quello che sarebbe dovuto essere il terzo governo a guida del PJD, 4 mesi dopo questo governo non s’ha da fare.
È un vero e proprio “blocage”, di cui ogni forza politica accusa l’altra di esserne la responsabile. Tutti contro tutti: il PJD contro l’USFP, l’Istiqlal contro RNI, e il PAM, arrivato secondo nelle elezioni, spara a tutti e spera nel fallimento di Benkirane.
E Muhammad VI? fra un viaggio in Africa e un altro in Africa, forse è l’unico a sentire meno la mancanza di un esecutivo. La diplomazia reale ha mostrato di non dipendere da nessuna azione di governo, ha accumulato i successi, assicurando al paese un ritorno trionfante all’UA e gestendo bene la crisi che è scoppiata nel Rif dopo la tragedia di Mohsen Fikri.
Benkirane in questi mesi, si è trovato non solo a dover negoziare una maggioranza con partiti che non sembrano voler venire a compromessi da cui il PJD uscirebbe vincente, ma anche a ricompattare i ranghi del suo partito che sta scalpitando per trovare una soluzione e non perdere la faccia con chi li ha votati.
Il primo ministro incaricato stesso, nelle sue ultime uscite ha dato più di un segnale di impazienza. Durante l’ultima riunione, tenutasi pochi giorni fa, davanti ai giovani del suo partito, Benkirane ha criticato i suoi avversari politici per il loro atteggiamento intransigente, ha ribadito che non si può vanificare l’esito di un’investitura popolare ancor prima di essere reale, e ha appunto, rivolto un messaggio chiaro a Mohammed VI chiedendogli di fermare l’umiliazione che il popolo marocchino subisce. Ma forse è proprio Benkirane a sentirsi umiliato?
L’assenza di una maggioranza crea anche un bloccaggio economico e sociale: la legge di finanza del 2017 rischia di non essere votata, il parlamento avendo scelto il suo presidente (El Habib El Malki dell’USFP) solo per l’esigenza di adeguarsi alle richieste dell’UA, difatti non funziona, mentre tutti i ministeri sono fermi ad una gestione amministrativa dei loro affari senza nessuna possibilità di fare delle proiezioni a medio o lungo termine.
Dal canto loro i sindacati cominciano ad alzare la voce, l’ UMT e l’ODT in un comunicato congiunto hanno denunciato la congiuntura sociale ed economica catastrofica in cui il Marocco versa. L’assenza di un esecutivo a pieno regime genera una situazione di incertezza sia per i capitali internazionali che per le aziende nazionali, di cui i pagamenti sono fermi da mesi. Lo stato non paga più e il numero di aziende fallite è allarmante.
Negli ultimi giorni l’ipotesi di un arbitraggio reale è tornata in forza; analisti, politici e i marocchini tutti sembrano concordare sul fatto che solo Mohammed VI può far sbloccare questa situazione. Oltre alla sua figura carismatica e indiscutibile, la costituzione stessa gli dà un ampio potere nel risolvere questa crisi.
Fatto sta che il paese che ha aperto tanti cantieri di riforma a livello nazionale ed internazionale, e dovrà rimboccarsi le maniche con tutte le sue forze per portarli a termine, sembra trasformato al momento in una grande sala di attesa.
Aspettando Godot.

Rabii El Gamrani

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